Linea dell’orizzonte

 

 

La cifra di Marzia Gandini è la ricerca sull’essere umano nel suo spazio sia naturale che costruito. Nella solitudine e nella reciprocità la figura umana è alla ricerca costante dell’orizzonte in un clima vissuto con intensità e rispetto. Uno sguardo, l’atteggiamento di un viso, le mani, la posizione della figura che si staglia flessuosa su uno sfondo naturale o urbano creano, cercano, anelano ad uno spazio conquistato nella molteplice qualità espressiva del disegno con diverse tecniche su diversi tipi di supporto, nel dipinto ad olio e nella scultura. Ciò fa di lei un’artista completa nella formazione e nell’espressione.

 

La ricerca è minuziosa, ascolta ogni leggera vibrazione dell’anima e si esprime a volte con forza, con tratto deciso, a volte in modo soffuso quasi avvolgente in una dimensione quasi impalpabile, come accade nella stagione degli oli di cui "The shore (heading to Martha's Vineyard)" fa parte. La tecnica è completamente sopraffatta dalla dimensione onirica che essa stessa ha creato in un misto di leggiadria e libertà, staticità e flessuosità, trasparenza e corpo. L’esplorazione avviene con rispetto e attenzione nei confronti di ogni singolo soggetto che diventa così protagonista della creazione in una dimensione di profonda discrezione di stile anglosassone, distaccato ma pragmaticamente coinvolto nella scena.

 

Le opere di Marzia Gandini suscitano un profondo bisogno di sensibilità, silenzio e rispetto.

 

La reciprocità di una sorta di abbraccio/contatto della statua in marmo di Carrara esprime il candore della vicinanza ineffabile dei due soggetti. Un uomo, una donna? Due anime che si stringono l’una all’altra e creano un tutt’uno quasi inscindibile di intenti e di attitudine allo stare al mondo con una sorta di timore reverenziale che con la plasticità dei due corpi si traduce nella forza dello stare insieme, vicini.

 

Di grande piacevolezza e immediatezza sono i disegni di studio su carta. A volte bozzetti che studiano la figura umana nello spazio, volti a tratti volutamente incompleti, pochi segni che rappresentano uno stato d’animo del momento, una voglia di studiare e ricercare liberamente senza pennelli e senza colori. A volte disegni completi e compiuti in se stessi, magari da tradurre in piccole sculture o in grandi oli su tela. C’è materia per ogni modalità di espressione e questo a Marzia piace moltissimo.

 

Ma dove collocare queste anime sublimate e un po’ metafisiche che rivivono sia nello spazio bidimensionale del disegno e della pittura che tridimensionale della scultura? L’ottimo è nella natura sulla riva del mare, in un parco... Ma la dimensione urbana esiste in una logica architettonica e l’artista la esprime con la stessa forza del tratto che potrebbe essere di un architetto. La linea di orizzonte non è visibile ma è presente nella sapiente visione tridimensionale di scale, finestre e palazzi. E’ il tempo dei grandi disegni su cartoncino che rappresentano i cavi urbani di New York dove Marzia ha vissuto per lunghi anni senza mai perdere il contatto con l’Italia e l’origine dei suoi studi, della sua formazione ricca e poliedrica. A Marzia Gandini piace molto esplorare il costruito, l’architettura, lo fa con la stessa sapienza e saggezza e sensibilità e amore con i quali disegna un fiore.

 

Sara Dini

 

 

 

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